Stasera il cielo
mi ha mandato un messaggio
scritto intorno a una nuvola
col filo di luce
dell’ultimo raggio
lo leggo col fiato sospeso
è indecifrabile eppure
sento che qualcosa del giorno perduto
mi è stato reso

L'universo è fatto di storie, non di atomi. Muriel Rukeyser
Stasera il cielo
mi ha mandato un messaggio
scritto intorno a una nuvola
col filo di luce
dell’ultimo raggio
lo leggo col fiato sospeso
è indecifrabile eppure
sento che qualcosa del giorno perduto
mi è stato reso
27 gennaio 2026
“La morte che mi coglierà fra poco non verrà dalla mia nascita e dalla mia razza, cioè da un dato senza storia: verrà dalla mia vita, dalle mie decisioni, dalla mia storia. Anna, che al mio fianco aspetta la morte non lo sa, mi è testimone. Abbiamo preparato per noi una morte storicamente significante, in segreta complicità, fin da quando io ero sulla cattedra, e lei in un banco. Oggi non siamo una di fronte all’altra, ma una accanto all’altra, con gli occhi posati sulla stessa parete di masonite rinforzata da travi di pino. Questa non è una strana combinazione, capitano Hagen, è la logica di una vita non innocente. La morte spezzerà da un momento all’altro il mio pensiero: la mia vittoria sta nell’attendere fra la mia allieva e il tuo servo.
E so perché ci fai morire, capitano Hagen: so che la nostra morte segna la sconfitta di Jung, di uno che ha creduto di poter comandare un lager senza infierire sui prigionieri, di poter accettare la macchina dello sterminio nazista e insieme di poter costruirsi una innocenza privata all’ombra dei suoi ingranaggi.”
Laura Conti, La condizione sperimentale, Arnoldo Mondadori Editore, 1965
Memoria e la vibrazione
che investe e muta il mondo
nella corsa delle sue cellule
è il respiro che si affanna
il ritmo del cuore
che precede il pensiero
e si incaglia nello squarcio
che fende il reale
con l’orrore del vero
non è la passeggiata dell’emozione
l’installazione amplificata
in una giornata
è il tarlo che ti lavora dentro
un vuoto che non puoi riempire
decoro vintage dei giorni
che inchiodano la vita
alla finzione di non morire
è la goccia insistente
che si fa rombo e poi
rumore di sottofondo
su cui improvvisi le note
perché comunque vivi
e ascolti le tue giornate
cercando di sottrarre alla complicità
le tue mani mutate
ros
Sono fortunata
non mi sono messa per mare
con i figli bambini
non sono annegata
non sono diventata numero tra tanti
non sono corpo ucciso in mezzo a macerie e morti
non sono ferma dietro un filo spinato
Leggi tutto “Sono fortunata”
Primavera si affaccia alla finestra
con le sue gemme nuove
che vibrano nel sole del mattino
lievi
come il corpo di un bambino
nel sogno neonato
a noi e lui per sempre sconosciuto
il sogno della vita che rinasce
e ci tocca nel profondo
dove il mistero della nostra nascita
è breve filo
intrecciato con il mondo
Primavera è qui
latitudine precisa
e sorpresa
che rinnova memoria nella parola appresa
infinitesima piccolezza
che non raggiunge mai il nulla
contrappasso all’infinito pluriverso
di cui cerchiamo la culla
anche noi
dispersi dai millenni
con le foglie neonate
sappiamo vibrare nella brezza
L’ibisco offerto
dalle tue mani di bambina
fiammeggia ogni mattina
nuovo, tra il verde cupo delle foglie
orlate da un ricamo puntuto e lieve
come le tue dita
e la tua scrittura compita
Fiorisce così ogni giorno il tuo respiro
mentre cresci
e a lungo sono stata accanto a te tremante
ad ogni smarrimento
per quel rischio che corri della vita
ti vorrei a lungo eterna
dopo la mia dipartita
Siamo cresciute nella miseria dei pensieri
eppure sappiamo generare la ricchezza delle parole
hanno imbrigliato i nostri corpi
e deformato ogni specchio
eppure abbiamo imparato a riconoscerci
ci hanno separate con le pareti della diffidenza
e noi abbiamo teso mani generose
ci hanno indirizzate alla meschinità dello sguardo
e noi coltiviamo pensieri soccorrevoli
ci hanno invitate nei circoli esclusivi
dell’arroganza definita forza
e noi abbiamo trovato la forza di ridere
e ridere di loro
ci hanno aperto le porte di servizio
per diventare caricature di noi stesse
e noi siamo fuggite a coltivare giardini
ci hanno piegate alla modestia
e noi abbiamo usato la pazienza per aprire ogni piega
ci hanno negato la storia delle madri
ci hanno separate dalle figlie
ci hanno addestrate alla diffidenza
e noi abbiamo superato ostacoli, distrutto muri, varcato abissi
abbiamo strappato gli involucri accattivanti della menzogna
hanno occupato i nostri spazi, pensieri, cuori
noi abbiamo affrontato le bufere tenendoci per mano
libereremo la terra camminando insieme
ci hanno confinate nell’oscurità
ma noi non temiamo il buio
conosciamo la strada per venire alla luce
Faccio ogni giorno un piccolo lavoro
vivo con decoro
il limite diventa azione
sfaccendare di mani
e di pensieri
mentre esploro il recinto sfuggente
delle ragioni incerte
sorprendenti metamorfosi di parole
nel callo che non duole
di domande inevase
cimase poetiche
nelle finiture di abiti dismessi
e imbastiture smemorate
Pelle e cuore si fanno resistenti
camminano indenni sulle ore
avvolgendo i cedimenti interiori
scantonano gli amori renitenti
e ciò che resta basta
al vivere dimesso dei miei tempi
Vorrei un’idea strampalata
appesa al lampadario
come un’acchiappasogni
un’ombra leggera
una fata
che danza nelle ore
una giovane ragna che tesse
un’idea da tagliare e cucire
per l’intera giornata
un’idea che lasci tra le mani un librino
soffice come un cuscino
su cui chiudere gli occhi la notte
un’idea di quelle matte matte
da spedire intorno
perché facciano saltelli di gioia
i cuori appesantiti
un’idea che ripulisca i pensieri
dalla rabbia
un’idea dolce come una crostata
appena uscita dal forno
Domenica scorsa ho ricevuto un messaggio da un’amica di Reggio Calabria, preoccupata del mio silenzio sul blog.
Leggi tutto “Varie ed eventuali!”

Se dico casa
dico cose
fioriture screziate di rose gialle
e pigri maggiolini
bave lucenti di lumaca
nel sottobosco minuscolo
di un solo biancospino
il cucù
che sparisce nella sua porticina
la bambina che esce sul poggiolo col sole
e d’inverno torna nella sua casina
Se dico casa
dico bucati
profumo di sapone nei mastelli
e braccia femminili a torcere lenzuola
immagino serve e serve nei castelli