Varie ed eventuali!

Domenica scorsa ho ricevuto un messaggio da un’amica di Reggio Calabria, preoccupata del mio silenzio sul blog.
L’ho rassicurata sulla salute, che è ciò che conta, ma mi ha fatto pensare, quindi le devo una risposta.
Scrivo ogni giorno, anche quando non lo faccio materialmente penso in forma di scrittura, la coda di ogni sogno è qualcosa che voglio scrivere, qualche volta devo buttare un appunto su un foglio mentre faccio la spesa, cucino, pulisco casa, curo il giardino: è certamente una patologia, una sindrome congenita.
Il blog non è stato una mia idea e per un momento mi è sembrato una buona idea perché ho almeno raggruppato alcune cose scritte ma spesso mi chiedo: a cosa serve? A documentare la mia esistenza? A sventolare la mia mano al mondo perché il mondo si accorga di me? Il mondo virtuale è strapieno di parole, di tweet che sgomitano per esistere, di post che rimbalzano su facebook raccogliendo like. È come se una marea di persone si alzasse sulla punta dei piedi per urlare le proprie ragioni, i propri sentimenti, perfino l’umore di fronte alla tazza della colazione. E ovviamente c’è chi ha una scaletta, uno sgabello, chi può affacciarsi da un terrazzo al centro di architetture fantastiche, da una finestra su un parco, da una villa davanti al mare, eppure anche queste persone si alzano in punta di piedi e sono pronte a sgomitare per esistere.
Ogni giorno vengono pubblicati articoli, saggi, libri: si chiama industria culturale e come ogni industria vive di gerarchie a vari livelli, in cui si mescolano ripetitività, compiacenza, genialità, casualità, utile superfluo dannoso, intelligente e stupido, documentato e sciatto, appassionante e noioso. È un sistema di relazioni di cui facciamo parte, che alimentiamo e consumiamo, esattamente come la filiera del cibo o qualsiasi altra produzione.
L’industria culturale oggi va dall’accademia ai social.
L’esistenza è quindi rappresentazione? Esisto solo sopra i duemila like? Esisto solo nei like? Se l’esistenza è rappresentazione devo piegarmi alle forme vigenti e vincenti? I like riempiono le mie giornate? Rispondono alla fame d’amore, al bisogno di compassione? Mi fanno compagnia? Sono abbracci veri anche se lontani? 
La chiusura di tutte le attività culturali in presenza favorisce chi ha il palcoscenico in TV e aumenta la banalità, per non dire peggio, a cui ci costringono i social, perfino nostro malgrado. Di questo scrivo e metterò sul blog. Forse.
L’industria culturale è fatta di rappresentazione in un circuito di attribuzione di valore. Mi fermo qui ma questo è un argomento che ci riguarda, che riguarda la conservazione e riproduzione della vita.
Non perseguo l’altezza  e nemmeno la profondità, forse seguo l’orizzontalità come la Sedum Palmeri, la pianta che metto ovunque, che annuncia la primavera con i suoi fiori gialli e l’autunno mettendo al verde un orlo rosso.
O almeno questo è il mio sentimento.
 
Quando molti pensieri fanno corto circuito mi dedico a “quaderni vistattili” che sono in copia unica e possono essere guardati e toccati solo di persona, quindi non li ha visti quasi nessuno. Mi sembrano un’essenzialità frugale e positiva, un gioco impegnativo per le mani che ha senso solo per me, nello spazio della mia casa, nella solitudine buona in cui tutto è presente perché io lo sono a me stessa.
Sono contraria all’avarizia come alla dissipazione.
Sono grata a chi mi legge perché mi fa dono del suo tempo e riconosce il mio, ma la mia vita è anche altrove. Penso di essere una formica, una formica alata.
A marzo sono arrivate due tortore ad abitare il mio tetto e proprio domenica mattina sono partite. Le tortore non s’avvicinano volentieri ma hanno sostato spesso sul davanzale davanti alla mia finestra e non resisto a mettere la foto, anche se non mi ha dato la liberatoria. Non so come ho capito che stavano partendo, sono scesa in giardino e le ho salutate, giusto per non sbagliare, so che vanno in Africa e spero torneranno. Le aspetterò, ma intanto sono state nella mia vita per questa lunga silenziosa e solitaria estate 2020. Non è poco.
Sempre domenica la pioggia e il vento leggero hanno cominciato a spogliare il tulipifero davanti a me. Ha resistito alla tromba d’aria che ha spezzato uno dei rami principali e ha preso una sagoma snella e robusta, ha oltrepassato il mio tetto in statura.
Mentre scrivevo mi faceva compagnia un insetto, dal vetro l’ho fotografato, non si è curato della mia filosofa preferita che ha stazionato a lungo in attesa di scivolare sulle mie gambe.
Scrivere un blog è poco più di un gioco, di quelli serissimi in cui ci si perde nell’infanzia.
Anche un blog va spulciato, come si fa con i libri, non è qualcosa da consumare ogni giorno.
E mi sembra evidente che se mi fate una domanda la prendo seriamente e non mi basta whatsapp.
Scrivo molto e ho più domande che risposte, ma non voglio sottrarmi a chi mi legge con piacere perché per me ogni persona ha un valore, il suo tempo ha valore, i suoi sentimenti hanno valore.
Per quasi cinquant’anni sono stata un’attivista femminista, ho tenuto centinaia di assemblee, dibattiti, conferenze, lezioni, mi sono presa cura di gruppi di donne, cercando di guardare a ognuna nella singolarità della sua storia.
Alle donne e uomini incontrate/i dedico una poesia pescata tra quelle che scrivo ogni giorno. Per quel che vale so che mi capite.
 
La vita con la vita si compone
come una macedonia
un pasticcio
un minestrone
impariamo o inventiamo la ricetta
e il sapore s’avvicina
ma non è mai uguale
il pizzico di sale è lì nel gesto
e il succo asprigno del limone
dipende dalla stagione
Nel giro della terra
da cui arriva tutto
non possiamo vivere
se facciamo guerra al frutto
e la mano che mescola in padella
è sempre la nostra
come una sorella
I gesti accompagnano la giornata
sono la partitura che ci lega
nella musica varia del mondo
che ci precede e segue e incanta
e prende
e non è mai finita
la danza atroce immonda e straordinaria
e commovente
della vita
 
P.S. Il mio libro è nato in un momento sfortunato, impensabili le presentazioni, la parola femminista nel titolo agisce sui pregiudizi anche inconsci, compresi quelli delle donne e perfino delle femministe, subiamo tutte e tutti i contraccolpi della destrutturazione, della preoccupazione, delle nuove e diverse, e spesso solitarie.
Spero comunque che abbiate voglia di leggerlo e, se vi piace, consigliarlo.
Ho deciso di rendermi disponibile anche per presentazioni on-line.
Come ho detto a un’amica questa mattina: il nostro tempo è sempre adesso, qualunque tempo sia.