Per la pace.

Per la pace firmo qualsiasi appello. Per la pace, il sostegno alla flottilla, la denuncia del genocidio in Palestina e della pulizia etnica in Cisgiordania, contro l’aggressione all’Ucraina e all’Iran, indipendentemente dalla mia distanza politica (un baratro) dai due governi. Contro l’aggressione a Cuba e la vendita di armi. Contro la produzione di armi e la propaganda a favore del militare. Per la pace come orizzonte terrestre in cui vivere sarei disposta a qualsiasi cosa, perché la violenza e le guerre tormentano i miei risvegli e le mie notti, imbrattano la mia vita con macchie di complicità che nessuno potrà togliere.

Per qualche momento ho pensato che avremmo dovuto riunirci, un gruppo di donne vecchie, e fare un gesto estremo di estrema denuncia, ma l’estremo è stato superato da tempo e contro la guerra occorre coltivare incessantemente i semi della vita, della gioia, nuove parole per praticare giustizia, distribuzione equa delle risorse, garanzia di diritti umani, diritto internazionale fondato sul riconoscimento delle esistenze di pari valore.

Contro la guerra c’è un enorme lavoro da fare ancora e ancora.

Per questo ho aderito con convinzione alla proposta di cucire arazzi e bandiere occupando le piazze con un gesto antico e necessario, creativo e collettivo, un gesto concreto diventato metafora per un linguaggio pacifico che rende visibile la molteplicità dell’esistenza umana e la ricchezza dei legami che stringiamo come quotidiano pensiero di vita.

Mi sarebbe piaciuto che la raccolta di firme, se di firme abbiamo bisogno, partisse da noi, dalle duemila donne (circa) che hanno cucito insieme, all’unisono, senza conoscersi, raccogliendosi in gruppi solidali, praticando un artigianato che esprime i pensieri più profondi, i tanti diversi pensieri che ci animano e hanno trovato spazio nei colori, nei tessuti, nelle forme e nella parola che li esprime tutti: Pace.

Ho scritto, perché la parola esprime e ricompone, perché le differenze non vanno cancellate o rimosse, perché il pacifismo è prima di tutto gestione nonviolenta e creativa dei conflitti, che esistono perché siamo molteplicità pensanti e aspiriamo ad essere singolarità collettive come i nostri arazzi e bandiere, tutti simili e nessuno uguale, perciò bellissimi soprattutto quando sono vicini.

Con gratitudine per l’enorme lavoro organizzativo che hanno saputo tessere ho scritto questo messaggio alle donne delle 10-100-1000 piazze per la pace e lo rivolgo alle tante donne “importanti” che leggo, ascolto, seguo e perfino amo, grata per la loro firma che mi auguro diventi azione:

Se abbiamo voluto far parlare le mani che sanno legare e creare, che generano circolarità senza costruire piedistalli, la nostra parola più efficace potrebbe essere il silenzio. Un silenzio scandito a tappe, insieme a momenti di parola tra noi e con chi si affaccerà a guardare la piazza di pace. Un corpo a corpo personale, non esibito ma fatto di accoglienza e vicinanza, parole e musiche sommesse, di incontro tra donne che hanno agito in sintonia generando la bellezza del molteplice di cui si nutre la vita. Il coraggio di parlarsi a tu per tu tra sconosciute per riconoscerci.

Mi piacerebbe una piazza orizzontale come i nostri arazzi, inedita, senza portavoce ma così potente da far parlare quello che abbiamo cucito e tessuto con le mani, insieme.

Mi spiace dover scrivere che non ho apprezzato l’appello fatto sottoscrivere a “Donne importanti”. Quelle che hanno cucito cosa sono? Quell’appello avrebbe dovuto essere firmato da tutte noi e poi proposto.

Se pensiamo che la guerra sia il disastro che ci sconvolge e ci offende, anche quando non ci raggiunge, dobbiamo cominciare a smontare i dispositivi di riproduzione dei suoi pilastri, che sono gerarchia, sessismo, razzismo, sfruttamento e riduzione in schiavitù, discriminazione, legittimazione dell’assassinio fino al genocidio, propaganda di guerra in tempo di pace: pratiche concrete, materiali, ma anche simboliche, soprattutto simboliche; infatti proprio il piano simbolico, quello dello scambio del giudizio di valore tra noi, viene utilizzato a favore della guerra contando sulle complicità della buona fede che, come sappiamo, lastrica troppo spesso le vie che portano all’inferno.

Non sono così ingenua da pensare che con le nostre piccole bandiere cambiamo di fatto il mondo e mi auguro che le “donne importanti” non siano solo firme occasionalmente congiunte ma s’incontrino, come abbiamo fatto noi nei laboratori di cucito e nelle piazze, così che noi tutte possiamo riconoscerle e riconoscerci in azioni capaci di frantumare almeno qualche pezzo di quei pilastri.

Quanto abbiamo cambiato del nostro piccolo mondo incontrandoci, lavorando insieme, conoscendoci e riconoscendoci? Se è accaduto abbiamo salvato qualcosa perché il mondo si salva vita con vita, vicinanza con vicinanza.

Quelli che abbiamo realizzato non sono “lavori umili”. Esistono solo i “lavori umiliati” non quelli umili che di fatto sostengono la vita a tutti gli effetti.

Non portiamo in piazza la minorità delle nostre vite qualsiasi, ma la potenza del nostro fare che non ha bisogno di amplificatori o di esibizioni perché tiene in piedi il mondo ed è capace di stendere un tappeto di pensieri manuali e manufatti ai piedi di questo mondo come una preghiera laica collettiva e solidale per diffondere la necessità della pace. 

Così la pace deve cominciare tra noi nell’invenzione di ciò che ancora non sappiamo immaginare ma che il lavoro comune comincia già a tessere.

L’appuntamento prossimo è nella piazza del Campidoglio a Roma il 21 giugno. Grata a tutte noi che ci saremo.

Rosangela Pesenti

 

DONNE PACE DEMOCRAZIA: pratiche contraddizioni visioni – Montecitorio 24 ottobre 2025 – 80° UDI

Provo ad attraversare queste tre parole immense con una storia che sta dentro l’origine, i primi anni, i primi passi dell’UDI, perché qualche volta per vedere la strada che percorriamo basta accendere una piccola luce sul passato.
Imparare a vedere dove ci sembra ci sia solo vuoto oscuro.
Una storia dimenticata, anzi rimossa. Un piccolo indizio ignorato dalla storiografia pacifista, compresa quella femminista, che ci riporta ad una storia importante, una storia che riguarda le donne impegnate a fare dell’Italia una Repubblica democratica, quindi riguarda anche noi, oggi.
I loro passi sono anche i primi di una nuova forma dello Stato italiano che nasce dalle macerie morali e materiali lasciate dalla guerra.
Tra il 1947 e il 1948 le donne dell’UDI lanciano una raccolta di firme per la pace e contro la proliferazione delle armi atomiche e nel 1948 consegnano al rappresentante delle Nazioni Unite tre milioni di firme.
Il 30 ottobre 1947 Maria Maddalena Rossi, da poco eletta presidente dell’Unione donne italiane (UDI) fa una proposta al Consiglio direttivo dell’associazione che ha già definito la pace e la difesa del lavoro delle donne tra le questioni principali da affrontare, raccogliendo le tante aspettative e istanze espresse negli interventi al congresso.
Nel verbale, affollato di voci e stringato, l’intervento di Maria Maddalena Rossi, riportato come tutti in terza persona, viene sintetizzato in modo conciso e chiaro:
Sulla giornata per la pace illustra il fatto che la giornata del 30 novembre è stata scelta dalle organizzazioni femminili di altri paesi. I punti da illustrare sono:
1° Disarmo generale
2° Bomba atomica e impiego mezzi bellici.
Leggi tutto “DONNE PACE DEMOCRAZIA: pratiche contraddizioni visioni – Montecitorio 24 ottobre 2025 – 80° UDI”

UNIONE DONNE IN ITALIA  80 anni

Testo scritto per l’80° dell’UDI.

Letto e commentato da Vittoria Tola, Responsabile nazionale, in occasione dell’evento all’archivio del Quirinale il 28 marzo 2025 insieme al CIF

L’Unione Donne Italiane celebra quest’anno i suoi ottant’anni insieme alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo.
Per questo vogliamo ricordare che il nome della nostra associazione appare per la prima volta a Parigi nel 1936, nella scelta di donne profughe esiliate fuggiasche perseguitate condannate dalle leggi ingiuste del nostro paese, donne che in terra straniera si riconobbero più che mai italiane cercando l’unità nella tessitura di una trama di relazioni che aveva come qualità fondamentale l’antifascismo.
Insieme all’UDI quelle donne idearono, l’anno successivo, il giornale Noi donne, che ritroviamo a Napoli dal luglio 1944 e come foglio clandestino della resistenza nell’Italia occupata, fino a diventare il giornale dell’Unione Donne Italiane dal Congresso di unificazione con i GDD nel 1945.
In quel nome, UDI, c’era la forma embrionale e variamente consapevole di quella ricerca di autonomia della soggettività politica femminile e di aspirazione alla libertà di autodeterminazione che sarà poi il filo rosso delle lotte delle donne fino ad oggi.
Leggi tutto “UNIONE DONNE IN ITALIA  80 anni”

Luisa Morgantini da Nablus (Palestina)

Non c’è più tempo, attiviamoci!

Diffondo il messaggio di Luisa Morgantini da Nablus, Palestina.
Sono andata in Palestina nel 2008 e nel 2014, c’era la guerra a Gaza e la persecuzione attraverso l’apartheid in Cisgiordania.
Le intenzioni del governo e dell’esercito israeliano erano chiarissime e i nostri governi europei complici.
 

Tra 8 marzo e dintorni

Tra polemiche e anatemi cerco uno spazio non armato.
Sono una femminista iscritta all’UDI.
Non so se sono rimasta indietro, essendo vecchia so che avanti e indietro, alto e basso, sono metafore gerarchizzanti e inadeguate a dire la vita umana tra nascita e morte, quanto alle idee ho imparato da Maria Michetti dell’UDI che in politica non conta l’età ma ciò che pensi.
Cercherò di elencare ciò che penso in forma schematica.
1.     Mi auguro che dal 9 marzo voltiamo pagina e ci dedichiamo al modo di costringere il nostro paese alla smilitarizzazione. Prima di tutto meno armi. Mi auguro che le fabbriche di armi entrino in crisi, che i lavoratori e le lavoratrici di queste fabbriche boicottino la produzione e che il paese intero li aiuti a transitare verso altri lavori e i proprietari a dismettere la produzione. L’unico modo è che il governo non le acquisti e il parlamento voti un taglio consistente al finanziamento militare.
2.     In Italia vivono circa due milioni di lavoratrici domestiche che puliscono case e assistono persone. Se hanno figli e figlie non possono tenerli con sé, non hanno una casa propria e non hanno un reddito adeguato. Finché non vedrò queste donne in testa ai cortei dell’8 marzo continuerò a pensare che abbiamo ancora moltissimo da fare e se non le pensiamo non siamo credibili.
3.     Come donna vorrei muovermi per una cittadinanza non familista, non ereditaria, non proprietaria. Mi vergogno delle leggi razziste di questo paese e del disprezzo collettivo per chi nasce e cresce, del degrado classista dell’istruzione, della sanità discriminatoria, della miopia con cui i governi pensano la popolazione. Il capitalismo non è dato in natura, passerà, ma con stragi e dolore. Perché?
Leggi tutto “Tra 8 marzo e dintorni”

Un inestinguibile credito di pace

APPUNTI PER IL PRESENTE maggio 2022-giugno 2024

GESTIRE I CONFLITTI

Il conflitto è un’esperienza comune: esiste nel  mondo delle relazioni affettive, quelle a cui pensiamo di poterci appoggiare con fiducia in qualsiasi momento e dentro cui vogliamo costruire le forme della nostra personale riproduzione esistenziale; esiste nel mondo delle relazioni famigliari dentro cui abbiamo mosso i primi passi in un territorio e che ci definiscono nelle connessioni sociali a partire dal cognome che portiamo, in Italia ancora da secoli quello del padre, ultimo segno di quella patria potestà che inscriveva il dominio nella prima e più intima relazione, quella che emerge dall’evento della separazione e incontro con il corpo materno.
Leggi tutto “Un inestinguibile credito di pace”

2002-2022 Donne, pace, democrazia

Difficile parlare di pace dentro l’urgenza del fare che ognuna di noi sente come impellente necessità di fermare guerre e massacri, unita al sentimento di impotenza per i pochi gesti che abbiamo davvero a disposizione e che ci riconducono di colpo ad una realtà di mancanza di potere sul terreno delle decisioni politiche che avevamo in questi anni accantonato.
Parlo al plurale perché sento ancora il sentimento di condivisione di una soggettività politica collettiva che è stata la scoperta, l’avventura e la costruzione della mia giovinezza, ma che oggi avverto quasi solo come una memoria incisa sulla mia pelle che non posso cancellare, ma che non so più di poter agire.
Non mi sottraggo alle parole brevi e incisive degli slogan e degli appelli, ma sento la responsabilità di restituire alle parole tempi e luoghi adeguati perché avverto che proprio nell’illusione di dover abbreviare i discorsi per raggiungere più in fretta le nostre mete è nascosta una trappola che invalida poi ogni nostra azione.
Parlo di tempi e luoghi perché sono le dimensioni imprescindibili del vivere umano e la loro qualità, definizione, costruzione concreta, consente e condiziona ogni relazione sociale.
Nel loro modo di abitare il tempo e lo spazio gli esseri umani introducono la memoria come capacità di accumulare le esperienze, riducendo il passato a sintesi utili per il futuro.
Proprio la disciplina storica, soprattutto nella sua versione “divulgativa” e scolastica ci insegna che pace e guerra sono temi fondamentali sui quali sperimentiamo la nostra capacità di “fare sintesi” e non possiamo non chiederci quanto utili per il futuro.
Perché questa premessa per parlare di ‘pace, donne, democrazia’ e che cosa lega davvero questi tre termini?
Leggi tutto “2002-2022 Donne, pace, democrazia”

Pace: partire da sé per camminare in tutto il mondo

ALLE DONNE CHE VIVONO NEL TERRITORIO DI BERGAMO

Alle donne delle istituzioni e delle associazioni, alle donne di partito e senza partito, di fede e senza fedi, alle donne che hanno il cuore multicolore e i piedi per terra, alle donne che hanno pensieri e storie diverse.
Alle donne tutte che si riconoscono nelle parole di pace e sanno praticare la pace.

Il territorio di Bergamo è diventato drammaticamente famoso nei due anni di pandemia e noi donne sappiamo come abbiamo fatto fronte all’emergenza perché di colpo tutti i lavori della CURA sono diventati centrali, indispensabili come sempre ma di colpo visibili per la sopravvivenza.
Bergamo è la provincia del volontariato, che sappiamo a maggioranza femminile e le pratiche di accoglienza dei profughi sono già al lavoro.
Dalle donne di Bergamo può partire una voce credibile per tutte, potente come la forza delle nostre vite.
Non escludiamo gli uomini ma non possiamo affidarci a loro: il disastro delle loro politiche è palese.
Non abbiamo fedeltà da difendere, di nessun tipo, solo proposte da fare, una pace da affermare.

Leggi tutto “Pace: partire da sé per camminare in tutto il mondo”

Intervento al Congresso ANPI Bergamo

Sabato 19 febbraio 2022 ho partecipato al Congresso provinciale dell’ANPI di Bergamo come delegata della sezione di Romano di Lombardia.
Rendo pubblico l’intervento integrale che avevo scritto e che ho, giustamente, ridotto per stare nei minuti prescritti.
In questo momento non mi sembra passata una settimana ma un secolo.
Avverto l’inutilità e insieme la necessità non solo delle parole ma soprattutto di lottare contro il senso d’impotenza mantenendo aperti e curando tutti gli spazi democratici.
Nel Congresso mi sono sentita in sintonia con la relazione letta dal presidente Mauro Magistrati, che è stato confermato nel suo ruolo, e con le conclusioni del Presidente nazionale.
Il mio intervento, pur tagliato, è stato accolto positivamente e sono stati votati all’unanimità gli emendamenti che ho presentato (allegati in fondo).
Il presente ci chiede di allenare la creatività politica, la stessa degli uomini e delle donne di cui conserviamo memoria, per trovare le azioni impreviste ed efficaci capaci di generare la pace.
Leggi tutto “Intervento al Congresso ANPI Bergamo”

2021-2011-2001 GENOVA G8 DONNE


Un altro mondo è possibile e ricomincia ogni giorno dalle nostre vite. Non è importante una voce ma migliaia di voci e un ascolto diffuso, la tenacia di un passaparola che può sorprendere, che non può essere fermato.
Un clic può sfuggire al nostro controllo e infilarci nel mercato social-influencer ma, lo stesso clic, può farci scegliere la voce da ascoltare, il libro da leggere, la testimonianza da capire, l’insegnamento di cui abbiamo bisogno, la traccia quasi invisibile da seguire, la marginalità rilevante, il pertugio da cui passare, il cuneo che farà traballare ciò che sembrava incrollabile.
Le gabbie hanno chiavi che possono aprirle, i pensieri possono essere ripensati, i convincimenti cambiati, le ferite ricucite, il dolore ascoltato, il danno riparato.
Chi vince raramente muta convinzioni e ci sono danni irreparabili, ferite mortali, dolori che annientano.
In questi vent’anni abbiamo assistito impotenti alle morti in mare di donne e uomini, bambini e bambine, all’ingresso di minori con i piedi piagati che entrano dal confine orientale e si perdono nel colabrodo europeo. Donne e uomini che hanno incontrato la morte per lavoro o per aver buttato la vita sull’iniqua bilancia della speranza non ritornano a vivere.
Le vittime in mare sono immagini che scorrono nel sottofondo delle coscienze, come lo sfruttamento del lavoro. Non ne sono colpevole ma certamente responsabile come cittadina di questo paese.
Si è ricostituita una feroce scala sociale e la salvezza, qui dove vivo, è stare aggrappati al proprio gradino perché facilmente si può scendere e guardare la moltitudine che vive negli inferi dà la vertigine.
Le piccole storie rivelano, così come un minuscolo frattale riproduce il tutto.
Perché ricordare e che cosa ricordare? Per chi ricordare? Giovani nate e nati vent’anni fa cominciano a fare la loro parte per il futuro: da che parte stanno?
Non vedrò la loro vecchiaia, quanto renderanno muta la mia? Guardo la vita con lucida compassione.
Leggi tutto “2021-2011-2001 GENOVA G8 DONNE”