Passano le nuvole
sull’orlo degli universi
mutano le stagioni in una foglia
nel volo di uno stormo
all’incrocio dell’orizzonte
nel saliscendi del sole
nel caffè che brontola
ogni mattina uguale
la solitudine s’addensa di voci
distilla ricordi
connessa al mondo in cui cammino
la vita si fa abitudine
divento parte del mistero
nello spicchio d’universo più vicino
Vorrei trovare un verso
con l’anacoluto
perché se non deraglio
non mi cheto
vorrei la metafora assassina
che taglia il verso
con la sua lama fina
viaggiare in un vagone
della me-to-ni-mia
lasciare la ragione
per la follia
vivo in una sineddoche rigorosa
disciplina utile per ogni cosa
scorre l’anafora dei giorni
cerco l’impossibile chiasmo
dei ritorni

